Maria Cristina Finucci, 5 milioni di tappi per gridare HELP!

Maria Cristina Finucci’s installation

5 milioni di tappi di plastica colorata per gridare HELP al mondo.

La monumentale installazione Help, l’Età della plastica, ideata dall’artista Maria Cristina Finucci, è ospitata dal 25 settembre 2016 al 8 gennaio 2017 nell’area archeologica dell’isola di Mozia.

Progetto Wasteland, “Help” a cura dell’artista Maria Cristina Finucci 

 

Installazione situata sulla costa occidentale siciliana nello stagnone di Marsala (Trapani).

Nell’area archeologica, crea un immediato cortocircuito visivo e concettuale tra le millenarie rovine fenice e i resti più diffusi e inquinanti della società contemporanea: i materiali plastici.

L’opera è promossa e realizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo in collaborazione con la Fondazione Whitaker, nell’ambito del progetto Wasteland – The Garbage Patch State, diretto da Paola Pardini.

Sviluppato a partire dal 2013 con il coinvolgimento di organismi internazionali, aziende, fondazioni, associazioni, università.

In particolare l’Università Roma Tre e l’Università degli Studi di Palermo si sono impegnate attivamente nella promozione dell’evento di Mozia, creando una catena di sensibilizzazione per la raccolta dei materiali plastici su vasta scala.

L’artista Maria Cristina Finucci ha decisamente realizzato un progetto di forte impatto mondiale.

L’artista utilizza il linguaggio dell’arte per sensibilizzare il pubblico mondiale sul tema dell’inquinamento e in particolare sulle Garbage Patch ( Garbage= spazzatura, immondizia Patch= cerotto, benda) e di conseguenza sui modi con cui reagire contro questo fenomeno che sta rovinando e distruggendo lentamente il nostro pianeta.

Realizza così, un’enorme scritta costituita dall’assemblaggio di 5.000.000 tappi usati di plastica colorata, racchiusi in gabbioni metallici;

l’installazione delinea uno spazio di forma quadrangolare con al centro la parola HELP che si stende sul terreno con grandi lettere tridimensionali , alte fino a 4 metri ciascuna per un’estensione totale di circa 1.500 metri quadrati.

Il concetto ed il messaggio che si vuole trasmettere con questo tipo di realizzazione è assolutamente chiaro a qualsiasi tipo di pubblico;

Camminando tra i gabbioni metallici ed osservando da vicino la quantità enorme di tappi di plastica ci si rende conto della quantità di plastica che utilizziamo ogni giorni o ogni anno.

Inoltre, una volta vista l’installazione dall’alto, leggendo la scritta HELP, si crea una sorta di grido di aiuto contro l’inquinamento terreste in generale e contro le enormi isole di plastica che galleggiano negli oceani di tutto il globo.

Grazie a Maria Cristina Finucci questo grido prende corpo.

Secondo una fedele diagnosi realizzata dall’Agenzia ambientale governativa americana NOAA queste isole sono formate dal 90% da materiali plastici e possono arrivare ad occupare una superficie totale pari a circa 16 milioni di chilometri quadrati.

La monumentale installazione dà un volto al fenomeno sfuggente, la plastica corrosa dal mare e disgregata nell’acqua; riesce a dare un volto a ciò che sta lentamente distruggendo il luogo in cui viviamo, sta distruggendo il nostro mondo.

Curiosità:

L’artista colloca l’opera vicino al santuario fenicio-punico di Cappiddazzu, dell’inizio del VII secolo a.c.; l’Età del ferro  conversa con l’Età della plastica, scrivendo le pagine di un immaginario trattato sull’archeologia del passato e una possibile archeologia del futuro.

..Ed ora fermiamoci a pensare e assecondiamo l’artista: immaginiamoci visitatori extraterrestri, percorrere uno spazio una volta abitato da gente come noi, immedesimiamoci nei panni di un archeologo del futuro sbarcato sull’isola in cerca di tracce, di moventi di questo suicidio collettivo che hanno portato la civiltà terreste all’estinzione; e, quando troveremo solo plastica, capiremo quanto un gesto quasi meccanico per molti, inavvertito per altri, a lungo termine, abbia conseguenze devastanti sull’ambiente che per definizione dovrebbe avvolgerci, ma stiamo asfissiando con la nostra indifferenza.

Si afferma che “Per un artista le possibili rappresentazioni sono infinite, l’artista sceglie il processo di identificazione che gli è più consono, al fine di creare empatia, solidarietà e coinvolgimento intellettuale da parte di chi osserva”

ed in questo caso Maria Cristina Fenucci ha scelto il modo più adatto.

Fonti:

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2016-09-24/con-help-mozia-mette-mostra-l-eta-plastica-160914.shtml?uuid=ADP4waQB

http://www.lasicilia.it/news/home/29808/l-artista-finucci-scrive-help-su-mozia-con-5-mln-di-tappi.html

http://www.ilvelino.it/it/article/2016/09/07/arte-help-leta-della-plastica-di-maria-cristina-finucci-sullisola-di-m/13c32920-1171-4090-868d-39d818448f22/

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